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domenica 25 ottobre 2015

Eureka Street, di R. McLiam Wilson

"Gli piaceva pensare alle schiere di ragazze di Belfast che recavano tra le cosce la scritta invisibile:

Chuckie è stato qui:
furono brevi istanti memorabili.

Gran parte dei suoi trent'anni erano stati dedicati alla ricerca di quegli incontri erotici. Inizialmente aveva passato un sacco di tempo a setacciare la città in cerca di sesso, vagando dappertutto in cerca di una voluttà a due. L'aveva trovata nella sala di lettura color limone della Central Library, la biblioteca di Belfast, insieme a una ragazza che si preparava per la seconda volta all'esame di diploma del College of Business Studie. Nascosto dietro ai venti tomi della raccolta completa dei discorsi di Winston Churchill, Chuckie aveva raggiunto il suo ventottesimo orgasmo, il primo per mano non sua".


* Eureka Street / Robert McLiam Wilson ; traduzione di Lucia Olivieri. - Roma : Fazi, 1999. - 382 p. - (Fazi Tascabili ; 18). - ISBN: 888112338X

venerdì 11 settembre 2015

La figlia del tempo, di J. Tey

"Il libro era accompagnato da un biglietto, scritto nella grafia grande e frettolosa di Marta su carta da lettere rigida e costosissima.

Sono costretta a mandartelo invece di portartelo. Non ho un minuto libero. Credo di aver quasi convinto M. M. a scrivermi il dramma sulla Blessington. Niente T. Moro in nessuna delle librerie, così ho tentato alla Biblioteca Pubblica. Chissà perché nessuno pensa mai alle B. P. Forse è il timore che i libri siano ammuffiti e polverosi. Questo qui mi sembra bello pulito. Hai quindici giorni di tempo. Sembra più una sentenza che un prestito. Mi auguro che questo interesse per il Gobbo significhi che gli aculei pungono un po' meno.
A prestissimo,
Marta
"

* La figlia del tempo / Josephine Tey ; traduzione di Hilia Brinis ; introduzione di P.D. James. - Milano : A. Mondadori, 2012. - 179 p. - (Oscar scrittori moderni ; 2033). - ISBN: 9788804618942

sabato 25 luglio 2015

Un'altra notte a Brooklyn, di L. Block

"Rimasi ad ascoltarla mentre tramortiva a suon di moine un impiegato dell'ufficio del procuratore distrettuale di Brooklyn, poi le lasciai un elenco di persone da chiamare e andai in biblioteca. Non aveva bisogno di un supervisore, era un'attrice nata.
In biblioteca ripresi il lavoro cominciato la mattina precedente, analizzando sei mesi di microfilm del New York Times. Non cercavo i rapimenti, non mi aspettavo di trovare niente del genere. Infatti, ipotizzavo che avessero occasionalmente acciuffato qualcuna per strada senza che nessuno assistesse al fatto, o almeno senza che la cosa venisse denunciata. Cercavo vittime ritrovate morte nei parchi o nei vicoli, specialmente vittime che avessero subito violenze sessuali e mutilazioni, in particolare smembramenti.
Sussisteva il problema che certi particolari in genere non finivano sui giornali. Fa parte del protocollo standard della polizia non rivelare dettagli specifici di mutilazioni, allo scopo di risparmiarsi una serie di scocciature come confessioni fasulle, delinquenti imitatori, falsi testimoni. Per parte loro, i giornali tendono a risparmiare ai lettori i particolari più icastici. Quando la notizia va in stampa, non è facile capire cosa sia successo davvero.
Qualche anno fa c'era un maniaco sessuale che uccideva i ragazzini del Lower East Side. Li attirava sui tetti, li pugnalava o strangolava e amputava loro il pene per poi portarselo via. La cosa durò talmente a lungo da indurre gli agenti che indagavano sul caso a inventarsi un nome per il maniaco: Charlie Taglione.
Com'era ovvio, anche i giornalisti di nera lo chiamavano così, ma non sulla carta stampa. Nessun quotidiano di New York avrebbe mai offerto ai lettori quel piccolo dettaglio e nessuno avrebbe usato il soprannome senza che il lettore si facesse un'idea piuttosto chiara di quel che veniva tagliato. Così non gli attribuirono nessun nome e si limitarono a raccontare che l'assassino aveva mutilato o sfigurato le sue vittime, il che poteva significare qualunque cosa, dallo sventramento rituale a un brutto taglio di capelli.
Al giorno d'oggi probabilmente sarebbero meno accorti.
Una volta preso il via, riuscii a scorrere la settimana con una certa rapidità. Non avevo bisogno di esaminare il giornale per intero, mi bastava la cronaca cittadina, dove si concentravano le notizie sui crimini locali. A farmi perdere più tempo era la solita tendenza di cui cado vittima nelle biblioteche, cioè quella a farmi sviare da qualcosa di interessante che non ha niente a che fare con il motivo per cui mi trovo lì. Fortuna vuole che il Times non pubblichi le vignette. Altrimenti avrei dovuto lottare con la tentazione di godermi sei mesi di Doonesbury.
Lasciai la biblioteca con mezza dozzina di casi possibili annotati sul taccuino." (pp. 134-136)

* Un'altra notte a Brooklyn / Lawrence Block ; traduzione Simona Fefè. - Palermo : Sellerio, 2013. - 435 p. - (La memoria ; 930). - ISBN: 8838930597

mercoledì 15 luglio 2015

Fondamenta degli incurabili, di J. Brodskij

"All'estremità opposta della galleria il nostro anfitrione girò a destra, e noi tre lo seguimmo in una stanza che sembrava un incrocio tra una biblioteca e lo studiolo di un gentiluomo del Seicento. A giudicare dai libri allineati dietro la reticella metallica dell'armadio di legno rosso, grande quanto un guardaroba, il secolo del gentiluomo poteva essere addirittura il Cinquecento. C'era una sessantina di volumi bianchi, panciuti, rilegati in cuoio, da Esopo a Zenone, giusto il numero necessario e sufficiente per un gentiluomo; tutti i libri in più l'avrebbero trasformato in un penseur, con conseguenze disastrose per il suo equilibrio o per il suo patrimonio. A parte questo, la stanza era piuttosto spoglia. L'illuminazione non era molto migliore di quella della galleria, ma riuscii a distinguere uno scrittoio e un grande mappamondo sbiadito." (p. 47)

"La sera qui, non c'è molto da fare. Si può scegliere, certo, tra il teatro d'opera e i concerti in chiesa; ma sono cose che richiedono un po' di iniziativa e di preparativi: biglietti, orari e tutto il resto. Sono cose in cui non me la cavo molto bene; è quasi come prepararsi, da solo, un gran pranzo tutto per sé - e forse è anche peggio, si è più soli ancora. E poi, sono così fortunato che se una sera mi propongo di andare alla Fenice il cartellone è accupato per tutta la settimana da Čajkovskij o Wagner - l'uno vale l'altro, per quanto riguarda la mia allergia. Mai una volta Donizetti o Mozart! Non resta che leggere o gironzolare a caso, due cose che più o meno si equivalgono, perché di notte queste stradine di pietra sono come i camminamenti tra gli scaffali di qualche immensa biblioteca dimenticata, e sono altrettanto tranquille. Tutti i "libri" sono ermeticamente chiusi, e puoi capire di che cosa trattano solo guardando i nomi sul loro dorso, sotto il campanello." (pp. 84-85)

* Fondamenta degli Incurabili / Iosif Brodskij. - Milano : Adelphi, 1991. - 108 p. - (Piccola biblioteca Adelphi ; 259). - ISBN: 9788845908088

lunedì 22 giugno 2015

Funny girl, di N. Hornby


CONVOCAZIONI DELLA SETTIMANA PROSSIMA
SHAFTESBURY - Our man Crichton. Kenneth More, Millicent Martin, George Benson, David Kernan, Dilys Watling, Anna Barry, Eunice Black, Glyn Worsnip, Patricia Lambert (Delfont/Lewis/Arnold)


A chi, di preciso, era rivolta la convocazione per la settimana prossima? Di certo non a Kenneth More, Millicent Martin e tutti gli altri. Loro sapevano già che sarebbero apparsi in uno spettacolo del West End. Era rivolta a Barbara, o a ragazze come lei? E se mai quegli inviti misteriosi fossero stati indirizzati a lei, come faceva a sapere in che modo rispondere? Non c'erano date, né orari, né descrizioni del lavoro. Per molti spettacoli erano richieste delle soubrette, ma lei non sapeva che cosa fosse una soubrette, e non aveva un dizionario, e non sapeva dove fosse la biblioteca più vicina.

* Funny girl / Nick Hornby. - Milano : Guanda, 2014. - 373 p. - (Narratori della Fenice). - ISBN: 9788823509535

lunedì 15 giugno 2015

Le ore, di M. Cunningham

"Laura guarda il suo bambino, che la fissa con nervosismo, con sospetto, con adorazione. È soprattutto stanca: più di ogni altra cosa, vuole ritornare a letto e al suo libro. Il mondo, questo mondo, sembra improvvisamente stordito e striminzito, lontano da tutto. C'è il calore che cade pesante su strade e case; c'è la singola fila di negozi a cui ci si riferisce qui come al "centro". Ci sono il supermarket e l'emporio e la lavanderia a secco; ci sono il salone di bellezza e la cartoleria e il negozio supereconomico; c'è la biblioteca a un piano con gli stucchi, i giornali con le stecche di legno e gli scaffali di libri addormentati" (pp. 85-86)



Le ore / Michael Cunningham ; traduzione di Ivan Cotroneo. - Milano : Bompiani, 1999. - 169 p. - (Narratori stranieri Bompiani). - ISBN: 8845240975

mercoledì 3 giugno 2015

Danny l'eletto, di C. Potok

Mi parve che si trovasse in uno stato d'animo strano, meditabondo. Cominciavo a sentirmi a disagio. «Leggo parecchio,» proseguì. «Circa sette o otto libri alla settimana oltre a quelli per la scuola. Hai mai letto Darwin o Huxley?»
«Ho letto qualcosa di Darwin,» risposi.
«Io vado a leggere in biblioteca, così mio padre non lo sa. È molto rigido per quanto riguarda le mie letture.»
«Leggi dei libri sull'evoluzione e su argomenti del genere?»
«Leggo tutti quelli su cui riesco a mettere le mani, purché siano buoni. Adesso sto leggendo Hemingway. Ne avrai sentito parlare, di Hemingway, eh?»
«Si capisce.»
«Hai letto nulla di suo?»
«Qualche racconto.»
«Io ho finito Addio alle armi la settimana scorsa. È un grande scrittore. Il romanzo tratta della prima guerra mondiale. C'è un americano che combatte nell'esercito italiano. Sposa un'infermiera inglese. Solo che non la sposa davvero: vivono insieme, e lei rimane incinta e lui diserta. Scappano in Svizzera, e lei muore di parto.»
«Non l'ho letto.»
«Hemingway è un grande scrittore. Ma quando lo leggi ti si presentano una quantità di domande. In un brano del libro ci sono delle formiche che rischiano di bruciare su un pezzo di legno. Il protagonista, questo americano, sta a guardarle, e invece di togliere il pezzo di legno dal fuoco e di metterle in salvo, butta dell'acqua sul fuoco. L'acqua diventa vapore che uccide alcune formiche, e le altre muoiono bruciate sul pezzo di legno oppure cadono nelle fiamme. È un brano magnifico. Dimostra quanto si possa esser crudeli.»
Mentre parlava, Danny non distoglieva lo sguardo dalla finestra. Ebbi una mezza idea che parlasse più a se stesso che a me.
«Sono talmente stufo di studiare il Talmud e sempre il Talmud. È roba fritta e rifritta, e alla lunga finisce col diventare abbastanza noioso. Ecco perché leggo qualsiasi cosa mi riesca di arraffare. Ma leggo unicamente quello che val la pena di leggere, stando al giudizio della bibliotecaria. In biblioteca ho incontrato un tale che si è messo a suggerirmi le letture indicate. Buffa, quella bibliotecaria: è un'ottima donna, ma non mi toglie un momento gli occhi di dosso. Probabilmente si domanda a che scopo un ragazzo come me legga tutti quei libri.»
«Quasi quasi me lo domando anch'io.»
«Il perché te l'ho detto. Mi annoia studiare soltanto il Talmud. E in fondo l'inglese che facciamo in classe non mi appassiona gran che. Credo che gli insegnanti d'inglese abbiano paura di mio padre. Hanno paura di perdere il posto se dicono qualcosa che stimoli troppo la mente o la fantasia o l'entusiasmo. Chissà. Ma è eccitante, poter leggere tutti quei libri.» (pp. 105-107)

[...] «Ecco mio padre,» dissi alzandomi in fretta.
Mio padre era uscito dall'ascensore in fondo al corridoio e stava dirigendosi verso la corsia oculistica. Mi preparavo a chiamarlo presso di noi, ma quando fu arrivato a pochi passi dall'ingresso della corsia ci vide. Se provò meraviglia nel vedermi insieme a Danny, non la lasciò trasparire. Il suo viso non cambiò espressione. Invece, man mano che lui si avvicinava a noi, notai che la fisionomia di Danny si alterava radicalmente, passando dalla curiosità allo sbigottimento e alla confusione. Compresi ch'era nervoso e agitato, ma non ebbi il tempo di riflettere sul motivo di quel cambiamento, perché mio padre era già davanti a noi e ci stava osservando. Portava il vestito grigio scuro con la giacca a doppio petto e il cappello grigio. Era parecchio più basso di Danny e poco più basso di me, e aveva la faccia ancora pallida e stanca. Appariva trafelato, e teneva il fazzoletto nella destra.
«Ho fatto tardi,» disse. «Temevo che non mi lasciassero passare.» Aveva la voce fievole e rauca. «Abbiamo avuto una riunione di facoltà. Come stai, Reuven?»
«Benissimo, abba.»
«Ti è permesso di trattenerti nel corridoio a quest'ora?»
«Ma sì, abba. Quell'uomo che ha il letto accanto al mio si è sentito male all'improvviso e non volevamo disturbarlo. Abba, ti presento Danny Saunders.»
Vidi un tenue sorriso spuntargli agli angoli delle labbra. Salutò Danny con un cenno del capo.
«Danny, questo è mio padre.»
Danny tacque. Rimase immobile, senza distogliere lo sguardo da mio padre, e vidi che questi lo scrutava attraverso le lenti cerchiate di metallo, sempre con quel mezzo sorriso fluttuante sulle labbra.
«Non sapevo...» cominciò Danny, e s'interruppe.
Durante un lungo minuto di silenzio Danny e mio padre continuarono a guardarsi, mentre io li fissavo tutti e due, e nessuno di noi disse nulla.
Fu mio padre a rompere finalmente il silenzio. Lo fece con delicatezza, con un pacato calore nella voce. Disse: «Dunque, Danny, ho sentito che giochi a baseball oltre a leggere un libro dopo l'altro. Spero che tu non tratti i libri con la stessa violenza con cui ti butti sulle palle da baseball.»
Ora fui io a restare sbalordito. «Conoscevi già Danny?»
«In un certo senso,» rispose mio padre, sorridendo apertamente.
«Non... non avevo idea...» balbettò Danny.
«Come potevi averla?» chiese mio padre. «Non ti ho mai detto il mio nome.»
«E lei ha sempre saputo chi ero?»
«L'ho saputo soltanto dopo la seconda settimana, chiedendo informazioni alla bibliotecaria. Una volta facesti la domanda di abbonamento, ma non hai mai ritirato la tessera.»
«Avevo paura.»
«Me n'ero accorto,» disse mio padre.
Compresi a un tratto ch'era sempre stato lui a consigliare a Danny i libri da leggere. Era mio padre, quel tale che Danny trovava in biblioteca.
«Ma non me l'avevi mai detto!» esclamai.
Mio padre mi guardò. «Cos'è che non ti avevo mai detto?»
«Non mi avevi mai detto che vedevi Danny in biblioteca. Non mi avevi mai detto che gli davi dei libri da leggere.»
Lui portò lo sguardo su Danny, poi lo riportò su di me. «Ah,» disse, «capisco che sai già la storia di Danny e della biblioteca.»
«Gliel'ho raccontata io,» interloquì Danny. La sua tensione nervosa cominciava a allentarsi un tantino, e l'aria di stupore gli era scomparsa dal viso.
«E per quale motivo avrei dovuto dirtelo?» riprese mio padre. «Un ragazzo mi si rivolge perché lo consigli sulle sue letture. Cos'altro resta da aggiungere?»
«Ma in tutta la settimana, anche dopo l'incidente, non hai mai detto una parola.»
«Non giudicavo spettasse a me informartene,» rispose tranquillamente mio padre. «Un ragazzo arriva in biblioteca, sale al secondo piano, entra nel reparto dei periodici, si guarda cautamente intorno, trova un tavolo dietro uno scaffale dov'è difficile che qualcuno lo noti e si mette a sedere per leggere. Certi giorni ci sono anch'io, lui mi avvicina, si scusa d'interrompere il mio lavoro e mi domanda se posso consigliargli un libro. Lui non conosce me, io non conosco lui. Gli chiedo se gli interessa la letteratura o la scienza, e mi risponde che gli interessa tutto quanto vale la pena di esser letto. Gli suggerisco un libro, e due ore dopo me lo vedo tornare davanti, mi ringrazia e mi annuncia che ha finito di leggerlo: c'è qualcos'altro che potrei raccomandargli? Rimango leggermente meravigliato, discutiamo il libro per un po' di tempo, e constato che non solo lo ha letto e capito, ma addirittura imparato a memoria. Quindi gliene do da leggere un altro, un libro un tantino più difficile, e si verifica lo stesso fenomeno. Il ragazzo legge il libro fino in fondo, torna da me, e discutiamo anche questo. Una volta gli chiedo come si chiama, ma mi accorgo che s'innervosisce e mi affretto a cambiar discorso. Poi interrogo la bibliotecaria sul conto suo, e allora mi spiego ogni cosa, perché ho già sentito parlare del figlio del rabbino Saunders. Gli interessa molto la psicologia, lui mi dice. E perciò gli consiglio altri libri. Sono ormai quasi due mesi che gli segnalo letture adatte, non è vero, Danny? Credi proprio che avrei dovuto informartene, Reuven? Toccava a Danny informarti, se voleva, non a me.»
Mio padre ebbe un breve accesso di tosse e si asciugò le labbra col fazzoletto. Tacemmo tutti e tre per alcuni momenti. Danny teneva le mani in tasca e guardava il pavimento. Io stavo ancora cercando di riavermi dalla sorpresa.
«Le sono riconoscentissimo, professor Malter,» disse Danny. «Di tutto quanto.»
«Non hai motivo di essermi riconoscente, Danny. Mi chiedevi dei libri, e io te li segnalavo. Presto sarai in grado di scegliere da solo le tue letture e non avrai bisogno dei consigli di nessuno. Se continuerai a venire in biblioteca, t'insegnerò a consultare le bibliografie.»
«Ci tornerò,» disse Danny. «Si capisce che ci tornerò.»

In verità sono moltissime le pagine dedicate alla biblioteca, luogo davvero centrale di questo romanzo. Mi sono limitata a citare le prime pagine in cui Potok ne parla.

* Danny l'eletto / Chaim Potok. - Milano : Garzanti, 1998. - 357 p. - (Gli elefanti ; 600). - ISBN: 881166831x

mercoledì 27 maggio 2015

Sopravvivere e vivere, di D. Epstein

E' stato allora che lei ha cominciato a cercare negli archivi i testi di sua madre?
Dovevamo ritrovare assolutamente ogni scritto di nostra madre, così ho cominciato a passare al setaccio gli archivi della Bibliothèque nationale. Era insieme doloroso e stupendo. Doloroso quand'ero costretta a sfogliare una rivista antisemita chiedendomi come mia madre avesse potuto scrivere per un giornale qual era «Gringoire», per esempio, anche se vi comparivano tutti i grandi nomi dell'epoca... Stupendo quando scoprivo testi che ignoravo. È stato così che ho ritrovato Le Maître des âmes, pubblicato a puntate col titolo Les Échelles du Levant. Ogni sera riferivo trionfalmente le mie scoperte a Élisabeth, e forte era l'emozione quando ritrovavo delle interviste. In quei casi avevamo direttamente le parole di nostra madre! Poi veniva il lavoro di trascrizione delle fotocopie, e Le Mirador prendeva forma!

* Sopravvivere e vivere : conversazioni con Clémence Boulouque / Denise Epstein ; traduzione di Francesco Bergamasco. - Milano : Adelphi, 2010. - 181 p. - (Piccola biblioteca Adelphi ; 600). - ISBN: 9788845924927

lunedì 18 maggio 2015

Villa Triste, di P. Modiano

"Sul pavimento dell'ufficio c'era un tappeto di lana molto spesso sul quale ci siamo distesi. Un raggio di luna vicino a noi tracciava una lama grigio-azzurra che andava da un capo all'altro della stanza. Una finestra era semiaperta e sentivo fremere un albero le cui foglie accarezzavano i vetri. L'ombra del fogliame ricopriva la biblioteca con un reticolo di notte e di luna. Negli scaffali c'erano tutti i libri della "Collection du Masque".
Il cane si è addormentato davanti alla porta. Nessun rumore, nessuna voce giungeva dal salone. Erano partiti tutti lasciando soltanto noi due? Nell'ufficio aleggiava un profumo di vecchio cuoio, e io mi sono domandato chi avesse disposto i libri negli scaffali. Di chi erano? Chi veniva di sera a fumare la pipa, a lavorare oppure a leggere un romanzo o ad ascoltare il fruscio delle foglie?"

* Villa Triste / Patrick Modiano ; traduzione di Anna e Alfredo Cattabiani. - Milano : Bompiani, 2014. - 170 p. - (Narratori stranieri). - ISBN: 9788845278921

lunedì 11 maggio 2015

Il posto, di A. Ernaux

"Una domenica, dopo la messa, avevo dodici anni, sono salita con mio padre lungo la grande scalinata del municipio. Abbiamo cercato l'ingresso della biblioteca comunale. Non ci eravamo mai andati. Per me era una festa. Da dietro la porta non proveniva alcun rumore. Tuttavia mio padre l'ha spinta. Dentro c'era un gran silenzio, ancor più che in chiesa, il parquet scricchiolava e soprattutto c'era quell'odore strano, antico. Due uomini ci osservavano da dietro il bancone molto alto che sbarrava l'accesso agli scaffali. Ci siamo avvicinati, mio padre mi ha lasciato dire: «Vorremmo prendere in prestito dei libri». Uno dei due uomini, subito: «Che libri cercate?». A casa non avevamo pensato che ci sarebbe stato bisogno di sapere in anticipo cosa si voleva, essere capaci di citare agevolmente titoli come marche di biscotti. Hanno scelto loro al posto nostro, Colomba per me e un romanzo leggero di Maupassant per mio padre. Alla biblioteca non siamo più ritornati. È stata mia madre a restituire i libri, forse, in ritardo." (pp. 104-105)

* Il posto / Annie Ernaux ; traduzione di Lorenzo Flabbi. - Roma : L'orma, 2014. - 114 p. - (Kreuzville Aleph). - ISBN: 9788898038152

venerdì 10 aprile 2015

Mirador. Irène Némirovsky, mia madre, di E. Gille

"Mio padre si sottraeva alle libagioni del suo ospite, il cui occhio iniziava ad annebbiarsi e che, con voce impastata, attaccava con il racconto delle sue disgrazie per trascinarlo fuori casa e parlare di affari. Mi proponevano un passatempo. In mancanza di bambini che potessero tenermi compagnia - i ragazzi erano al liceo, le ragazze in collegio - chiedevo un libro, il che faceva molta impressione. Allora mi mostravano una triste biblioteca nella quale si ammucchiavano volumi ingialliti e macchiati di cacature di mosca, con le illustrazioni strappate, che visibilmente nessuno apriva mai. A volte accadeva addirittura che, se non c'erano libri in casa, su mia insistenza mi conducessero nel granaio dove scoprivo pile di vecchie riviste e edizioni rare che marcivano in un angolo, avendo come unica visita quella delle capre e delle galline. Mademoiselle Rose doveva allora rimproverarmi affinché non strigessi al petto quei tesori e occorreva tutta la mia compitezza di bambina beneducata per trattenermi dall'esigere che mio padre li facesse trasportare nella nostra vettura". (p. 49)

* Mirador : Irène Némirovsky, mia madre / Élisabeth Gille ; a cura di Cinzia Bigliosi ; prefazione e intervista di René de Ceccatty ; traduzione di Maurizio Ferrara e Gennaro Lauro. - Roma : Fazi, 2011. - 359 p. - (Le strade ; 194). - ISBN: 9788864112015

martedì 31 marzo 2015

Istante propizio, 1855, di P. Ourednik

"Nella Casa comune c'è anche uno scaffale sul quale con il gesso è scritto Biblioteca. Ci sono vari libri, soprattutto francesi, La nuova Eloisa di Jean-Jacques Rousseau, la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, il Viaggio di Icaria di Eugène Cabet in due tomi, L'anno 2440 di Sèbastien Mercier, l'edizione rilegata del settimanale Al riparo, un romanzo privo d'autore intitolato Amo e sono stato amato, manuali di agricoltura e altri libri. Ci sono tre o quattro libri in tedesco e uno in italiano, Anarchici: il punto di vista di un medico psichiatra del Dott. Cesaro Lombardio. All'inizio Giacomo aveva aggiunto anche il suo dizionario enciclopedico in tre volumi, ma quando se n'è perso uno si è ripreso gli altri due."

* Istante propizio, 1855 / Patrik Ourednik. - Palermo : duepunti, 2007. - 134 p. - (Terrain vague ; 11). - ISBN: 9788889987049

martedì 24 marzo 2015

Suite francese, di I. Némirovsky

"Il tenente lanciò un ordine. Gli uomini sembravano tutti molto giovani, avevano la carnagione rosea e i capelli d'oro, montavano splendidi cavalli, grassi, ben nutriti, dalle larghe groppe lucenti. Li legarono sulla piazza, intorno al monumento di Caduti. Al «Rompete le righe!» i soldati si sparsero per il paese con un gran fragore di stivali, di voci straniere, di speroni tintinnanti e di armi. Nelle case borghesi le donne nascondevano la biancheria più fine.
Le signore Angellier - la madre e la moglie di Gaston Angellier, prigioniero in Germania - stavano finendo di mettere al riparo i loro beni. La vecchia signora Angellier, una donna magra, pallida, fragile e severa, chiudeva personalmente nella biblioteca ogni volume, dopo averne letto a mezza voce il titolo e accarezzata devotamente la rilegatura con il palmo della mano.
«I libri di mio figlio» mormorava «tra le grinfie di un tedesco!... Mai! Preferirei bruciarli».
«E se vogliono la chiave della biblioteca?» domandò con voce lamentosa la grassa cuoca.
«La dovranno chiedere a me!» rispose la signora Angellier e, raddrizzandosi, battè leggermente la mano sulla tasca cucita all'interno della gonna di lana nera facendo tintinnare il mazzo di chiavi che portava sempre con sé. «E non me la chiederanno una seconda volta» concluse con aria cupa." (pp. 202-203)

* Suite francese / Irène Némirovsky ; a cura di Denise Epstein e Olivier Rubinstein ; postfazione di Myriam Anissimov ; traduzione di Laura Frusin Guarino. - Milano : Adelphi, 2005. - 415 p. - (Biblioteca Adelphi ; 482). - ISBN: 9788845920165

giovedì 15 novembre 2012

Galeotto fu il libro, di I. Sansom

"Lui chi sarebbe?"
"Un bibliotecario", spiegò Colin.
"Si, come no!"
"No, no, è vero", ribadì Colin.
"E' la verità", confermò Israel.
[...]
"Non sapevo che ne esistessero ancora, di bibliotecari", commentò Rory.
"Ecco, qualcuno è rimasto, sì".
"Pensavo che fossero tutti finiti con Google".
"Lottiamo per sopravvivere", spiegò Israel.
"Dovresti pensare a riqualificarti, amico"
"Si", disse Israel, "probabilmente lo farò".

*Galeotto fu il libro : romanzo / Ian Sansom ; traduzione di Claudio Carcano. - Milano : Tea, 2011. - 321 p. ; 22 cm. - (Narrativa TEA)

giovedì 28 ottobre 2010

Il mondo secondo Garp, di J. Irving

In società, Jenny aveva quel fare serio che mette a disagio le persone più frivole. Leggeva molto, ed era una gran saccheggiatrice della biblioteca scolastica. Uno andava a chiedere un libro e gli dicevano sempre che era in prestito alla Fields. Le telefonavano e lei rispondeva gentilmente, spesso offrendosi di recapitare personalmente il libro all'interessato, appena l'avesse finito. Leggeva un libro dietro l'altro, ma non aveva niente da dire su di essi. In una comunità scolastica, chi legge libri non allo scopo di discuterne, ma chissà per quali altri segreti fini, è strano. Che leggeva a fare, lei?
[...] Il piccolo appartamento attiguo all'infermeria traboccava di libri. Jenny aveva già trascorso dieci anni alla Steering quando scoprì che la libreria concedeva uno sconto del 10 per cento ai dipendenti della scuola (ma a lei non l'avevano mai detto). Ciò la fece arrabbiare. Era generosa, con i suoi libri: li lasciava dappertutto, anche perché non c'era più posto nelle scansie. Si trovavano suoi libri nell'ambulatorio, nel gabinetto radiologico, nella sala d'aspetto. Un po' alla volta i malati della Steering School si resero conto che quella non era un'infermeria come le altre dove pullulano rotocalchi e roba del genere.Lì, alla Steering, mentre aspettavi la visita medica, potevi sfogliare una Storia dell'Età Medioevale; o, in attesa dei risultati d'un'analisi, leggiucchiare un prezioso manuale di genetica. Se poi eri ricoverato, o facevi frequenti visite in infermeria, potevi dedicarti alla lettura della Montagna incantata. Per il ragazzo con la gamba fratturata, o per gli atleti feriti, al posto di Sports illustrated c'erano libri di Conrad o Melville, avventure d'eroi d'alto bordo; in luogo dei settimanali popolari c'erano Dickens e Hemingway e Mark Twain. Che sogno per gli amanti della letteratura, esser degenti alla Steering! Finalmente un ospedale dove c'era qualcosa di buono da leggere.
Quando Jenny Fields aveva trascorso una dozzina d'anni alla Steering, era ormai abitudine dei bibliotecari scolastici, una volta constatato che un libro richiesto mancava, dire: "Forse all'infermeria lo trovi".
E alla libreria, se un dato libro era esaurito, potevano consigliarti di rivolgerti all'infermiera Fields: "Lei può darsi che ce l'abbia".
Jenny, udita la richiesta, dopo aver riflettuto un momento, avrebbe risposto, mettiamo: "Credo si trovi nella stanza 26, ma lo sta leggendo McCarty. Ha l'influenza. Senz'altro, quando l'avrà finito, sarà lieto di fartelo avere." Oppure: "L'ultima volta che l'ho visto, era nel locale delle docce. Sarà bagnato... almeno le prime pagine." (pp. 35-36)

In questo libro John Irving in molte occasioni fa passare i suoi personaggi e la storia da una biblioteca, la descrizione di questa trasversalità di luoghi e proposte è però il brano che mi ha colpito di più.

Il mondo secondo Garp / John Irving. - Milano : Bompiani, 1979. - 511 p.

martedì 13 luglio 2010

Un lavoro sporco, di Christopher Moore

«Mi dispiace, Charlie, non so cosa dirti. Controllerò sui miei libri, a casa. Ma ho l'impressione che la bambina sia molto più vicina di noi alle raffigurazioni leggendarie della Morte. [...] Nel frattempo, forse dovresti andare a Berkeley e vedere se trovi qualcosa nella biblioteca che c'è lì. È una di quelle biblioteche dove si trovano tutti i libri che vengono pubblicati». (p. 169)

Le ricerche di Lily aggiunsero poco a ciò che già sapeva.
«Vengono citati di continuo» gli disse, chiamandolo con il cellulare dalla biblioteca di Berkeley. «Ma credo che il particolare più rilevante, che ricorre in una decina di culture differenti, sia questo: stanno di guardia al passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti». [...]
«Beh, direi che è sensato. Suppongo. E non dicono dove si trova questo passaggio? In quale stazione della metro?»
«No, Asher, non ne parlano. Però ho trovato un libro scritto da una monaca scomunicata intorno al 1890, non è fico? Questa biblioteca è straordinaria. Ci sono nove milioni di libri, o giù di lì». (p. 186)

* Un lavoro sporco / Christopher Moore ; traduzione di Chiara Brovelli. - 1. ed. - Elliot, 2007. - 443 p. - (Scatti). - ISBN: 978-88-6192-006-4

venerdì 5 marzo 2010

In cerca di te, di John Irving


La meno avvicinabile di tutte era Madame Delacorte, una sventola francese che lavorava in biblioteca; suo marito insegnava nel dipartimento di lingue romanze. Romanzo non era la prima parola che ceniva [sic] in mente a proposito di Madame Delacorte, e men che meno romantico. A Exeter non c'era ragazzo che riuscisse a guardarla negli occhi o che fosse mai entrato in biblioteca senza cercarla con desiderio.
Madame Delacorte aveva l'aria di chi aveva appena scopato ma ne voleva di più, molto di più. (Eppure, in qualche modo, il primo rapporto sessuale non le aveva smosso un capello.) Madame Delacorte era una presenza dominante come Jeanne Moreau in Jules e Jim, e nemmeno suo marito riusciva ad avvicinarsi a lei senza balbettare, ed era di Parigi.
Una sera di primavera, Jack si trovava in biblioteca a sgobbare per l'ultimo esame di storia; aveva un posto di lettura preferito al secondo piano della scaffalatura. [...] Quando Madame Delacorte raggiunse il suo posto di lettura, lui stava faticando su una pila di libri che doveva già aver letto. Aveva accatastato quelli che aveva già terminato; fra loro c'era un tomo polveroso di diritto romano che, come disse Madame Delacorte, qualcunaltro stava cercando. Voleva che lui riportasse il libro al terzo piano della scaffalatura. I classici erano custoditi lì, tutti quelli greci e latini.
«D'accordo» disse Jack a Madame Delacorte. Non riusciva mai a guardarla al di sopra della vita snella; bastava il suo viso a farlo eccitare. Si spostò al terzo piano con il testo di diritto romano.
«Torna subito, Jack» gli gridò dietro Madame Delacorte. «Non voglio che tu ti distragga per colpa mia.» Come se lei, o Jack, potessero farci qualcosa!
Sembrava che, come al solito, non ci fosse nessuno al terzo piano della scaffalatura. Jack trovò in fretta il posto del libro, ma - sopra le rilegature ammuffite, nel corridoio attiguo - un paio di occhi senza corpo lo stavano fissando. «Michèle Maher non è la ragazza per te» disse la voce che apparteneva agli occhi. «Tu sei già bello. A che cosa ti serve una ragazza bella? Hai bisogno di qualcos'altro, qualcosa di reale.»
Un'altra lavapiatti?, si domandava Jack. Ma riconobbe la voce e l'azzurro slavato e acquoso degli occhi. Era Molly Comesichiamava, l'ex fidanzata di Ed McCarthy. («Pene» MacCarthy, come lo aveva soprannominato meno che affettuosamente Herman Castro).
«Ciao, Molly» disse Jack, girò intorno al corridoio della ragazza e si fermò accanto a lei.
«Dovrei essere io la tua fidanzata» gli disse Molly. «So che vuoi bene a tua sorella, e lei è brutta. Be', anch'io sono brutta.»
«Tu non sei brutta, Molly»
«Sì, invece» insistette lei. Era una demente chiaro. Aveva anche il raffreddore; i bordi delle narici erano arrossati e il naso le colava. Molly Comesichiamava si appoggiò con la schiena agli scaffali e chiuse gli occhi. «Prendimi» disse a bassa voce.
Jack non sapeva se ridere o se piangere. Non fece nessuna delle due cose. Spinto da un impulso ampiamente teso a procurarle il minore male possibile, cadde in ginocchio e le alzò la gonna. Le affondò la faccia nelle mutandini; le mani sulle natiche di lei, le abbassò l'elastico.
Jack Burns leccò davvero una sedicenne, fra gli scaffali al terzo piano della biblioteca di Exeter! Grazie alla signora Machado e alla signora Stackpole, sapeva esattamente come fare; la differenza era che, questa volta, fu lui a cominciare. Sentiva le dita di Molly fra i capelli, gli stava spingendo la testa dentro di sé. La senti abbandonarsi contro gli scaffali quando gli venne sul viso; non l'usuale esperienza da biblioteca. E la peggiore cosa era che lui non sapeva neanche il suo cognome e quindi non avrebbe neanche potuto scriverle una lettera di spiegazioni.
Jack la lasciò in piedi accanto agli scaffali, o a malapena in piedi. A differenza di Michèle Maher, Molly era abbastanza bassa e lui potè baciarla sulla fronte, come se fosse una bambina. Quando la lasciò, con nulla da dire a propria discolpa se non che doveva studiare sodo per l'ultimo esame di storia, gli sembrò che le ginocchia di lei stessero tremando.
Jack trovò una fontanella e si sciacquò il viso. Quando tornò al posto di lettura al secondo piano, sapeva di essersi assentato per quello che, a Madame Delacorte, poteva essere sembrato un bel po' di tempo; per non parlare della significativa distrazione che aveva subito. Forse aveva gli occhi leggermente spiritati, o c'era qualcosa nei postumi del cunnilingus improvvisato che aveva attratto l'attenzione di Madame Delacorte.
«Caspita, Jack Burns» disse. «Che cosa diamine hai letto fino adesso? Non certo diritto romano, è evidente» (pp. 365-367)

* In cerca di te / John Irving ; traduzione di Giovanni Giri e Marco Zonetti. - Milano : Rizzoli, 2006. - 959 p. - (La scala). - ISBN: 8817007897

lunedì 23 novembre 2009

Bibliomania, di G. Flaubert

"Passava notti febbrili e ardenti tra i suoi libri. Si aggirava nei retrobottega, percorreva i corridoi della sua biblioteca con estasi e rapimento; poi si fermava, i capelli in disordine, gli occhi fissi scintillanti, le mani tremavano, toccando il legno degli scaffali; erano caldi e umidi.

Prendeva un libro, ne sfogliava le pagine, ne tastava la carta, ne esaminava le dorature, la copertina, le lettere, l'inchiostro, le pieghe e la disposizione dei disegni attorno alla parola finis; poi lo cambiava di posto, lo metteva su un ripiano più alto e restava per ore intere a guardarne il titolo e la forma"


* Bibliomania / Gustave Flaubert. - Milano : U. Mursia, 2009. - 31 p. - (Il picci ONE). - ISBN: 9788842542223

giovedì 12 novembre 2009

Pedro e il capitano, di M. Benedetti




PEDRO - Veniva tutti i giorni in biblioteca, e si sedeva a studiare matematica. Io studiavo storia, ma in realtà non studiavo niente perché passavo il mio tempo guardandola di sottecchi, cercando di capire se anche lei mi guardava alla stessa maniera, ma i nostri sguardi non coincidevano mai, così passammo un intero trimestre a guardare se ci guardavamo. Finché un pomeriggio Aurora...



*Pedro e il capitano / Mario Bendetti. - Pisa : BFS, c1995. - 77 p. - (Narrativa ; 1). - ISBN: 8886389086

martedì 21 aprile 2009

Un paio di calze di seta, di K. Chopin

"Dopo cena, mi misi comodamente di fronte al camino acceso a sbirciare il giornale di St. Louis, e stavo giusto cominciando a leggere il romanzo che avevo preso dalla biblioteca, quando mi venne in mente, in qualche modo la cartolina indirizzata a Nathan Brightman. Pensavo alla persona che conosceva B. ai piedi della collina e, chiaro come la luce del giorno, che quella cartolina giaceva là nell'ufficio, e ancora che Mr Birghtman avrebbe mancato quell'importante appuntamento di domenica mattina a St. Louis. Non era affar mio, naturalmente, ma mi sentivo a disagio non riuscendo a riposarmi e a concentrarmi sulla storia che stavo leggendo. Alle nove circa, misi da parte il libro e mi dissi:
"Elizabeth Stock, sei una sciocca e lo sai". Non ci pensai due volte a infilarmi gli stivaletti di gomma e l'impermeabile, coprii il fuoco con la cenere, presi l'ombrello e uscii". (pp. 23-24)

* Un paio di calze di seta / Kate Chopin ; a cura di Anna Maria Farabbi. - Palermo : Sellerio, c2004. - 209 p. - (Il divano ; 224). - ISBN: 8838918805