Per una decina d'anni ho scritto un lungo poema narrativo su un ragazzo nel futuro prossimo che percorre un museo audio-animato, gira a destra all'altezza del portico dove c'è scritto Roma, passa una porta con scritto Alessandria, attraversa una soglia sulla quale c'è il cartello Grecia e che porta ad un prato.
Il ragazzo corre sull'erba artificiale e si imbatte in Platone, Socrate e forse Euripide, che, seduti a mezzogiorno sotto un olivo, bevono vino e mangiano pane e miele e dicono delle verità.
Il ragazzo esita e poi si rivolge a Platone:
"Come va con La Repubblica"?
"Siediti ragazzo", dice Platone, "adesso ti spiego".
Il ragazzo si siede. Platone spiega. Socrate interviene di tanto in tanto. Euripide recita una scena delle sue opere.
Nel frattempo, il ragazzo potrebbe fare una domanda che è rimasta sospesa nelle nostre teste negli ultimi anni:
"Com'è che gli Stati Uniti il paese del progresso e delle idee, per tanto tempo non hanno considerato la fantasia e la fantascienza, e solo negli ultimi trent'anni vi hanno prestato attenzione?"
Un'altra domanda del ragazzo avrebbe potuto essere:
"Chi è responsabile del cambiamento?"
"Chi ha detto agli insegnanti e ai bibliotecari di fermarsi, sedersi composti e prendere nota?"
"E, allo stesso tempo, qual è il gruppo che nel nostro paese ha rinunciato all'astrazione e ha condotto l'arte indietro, in direzione della pura illustrazione?"
Dal momento che non sono né morto né un robot, e che un Platone audio-animato non può essere programmato a rispondere, risponderò io come meglio posso.
La risposta è: gli studenti. I giovani. I bambini.
Hanno guidato la rivoluzione nella scrittura e nella pittura. Per la prima volta nella storia delle arti e dell'insegnamento i bambini sono diventati professori. Prima di oggi, la conoscenza scendeva dalla cima della piramide alla base, dove gli studenti sopravvivevano come meglio potevano. Gli dei parlavano e gli studenti ascoltavano.
Ma, accidenti, la gravità si è invertita. La possente piramide si è capovolta come un iceberg, e i ragazzi e le ragazze sono in cima. La base della piramide adesso insegna.
Com'è successo? Dopo tutto, negli anni venti e trenta non c'era nessun libro di fantascienza nei programmi scolastici. E ce n'erano pochi nelle biblioteche. Solo una volta o due volte l'anno un editore responsabile si degnava di pubblicare uno o due libri che potevano essere definiti fiction speculativa.
Chi fosse andato nelle biblioteche medie d'America nel 1932, 1945 o 1953 non avrebbe trovato:
Nessun Edgar Rice Burroughs.
Nessun L. Frank Baum e nessun Oz.
Nel 1958 o 1962 non avreste trovato Asimov, né Heinlein, né Van Vogt, e, accidenti, nessun Bradbury.
Qui e là, forse, uno o due libri, di questi. Per il resto: un deserto.
Che ragione c'era?
Tra i bibliotecari e i professori c'era, allora, e in qualche modo oscuramente persiste ancora oggi, un'idea, una nozione, un concetto, che solo i fatti potessero essere mangiati insieme al pane quotidiano. La fantasia? E' per gli uccelli di fuoco. La fantasia, anche quando prende la forma di fantascienza, cosa che le succede spesso, è pericolosa. Escapismo, è. Sognare ad occhi aperti. Non ha niente a che fare col mondo e coi problemi del mondo.
Così dicevano gli snob che non sapevano di essere snob.
Così gli scaffali restavano vuoti, i libri intonsi nei magazzini degli editori, il soggetto non divulgato.
Viene l'evoluzione. La sopravvivenza della specie bambino. I bambini, che languivano, affamati d'idee che permettessero di entrare in quella terra favolosa, richiusi in contesti meccanici e architettonici, uscirono da soli. Cosa fecero?
Entrarono in classe a Waukesha e Peoria e Neepawa e Cheyenne e Redwood Citye misero una simpatica bomba sulla cattedra del professore. Invece di una mela, era Asimov.
"Che roba è?" chiese il professore con sospetto.
"Lo provi. E' roba buona" dissero gli studenti.
"No grazie".
"Lo provi" dissero gli studenti. "Legga la prima pagina. Se non le piace, si fermi". E gli studenti, furbi, si girarono e andarono via.
I professori (e più tardi i bibliotecari) rimandarono la lettura, tennero il libro in casa per qualche settimana e poi, una notte, tardi, provarono il primo paragrafo.
E la bomba scoppiò.
Non lessero solo il primo, ma anche il secondo paragrafo, la seconda e la terza pagina, il quarto e il quinto capitolo.
"Dio mio!" gridarono, quasi all'unisono. "C'è qualcosa in questi maledetti libri!"
"Buon Dio!" gridarono, leggendo un secondo libro, "Ci sono delle idee qui!"
"Santa polenta!" balbettarono, mentre leggevano Clarke, davano un'occhiata a Heinlein, emergevano da Sturgeon, "questi libri sono, parola orribile, pertinenti!"
"Si" gridò il coro dei ragazzi in cortile "Oh, si".
E gli insegnanti cominciarono ad insegnare e scoprirono una cosa sorprendente:
Gli studenti che prima non avevano mai voluto leggere erano galvanizzati, facevano sul serio, e cominciarono a leggere e commentare Ursula Le Guin. Dei ragazzi che nella loro vita non avevano letto altro che gli annunci mortuari abusivi, improvvisamente giravano le pagine con la lingua, affamati di libri, chiedendo sempre di più.
I bibliotecari erano sconvolti dal fatto che i libri di fantascienza non solo erano presi in prestito a migliaia, ma li rubavano, non li restituivano!
"Dove eravamo?" si chiesero gli insegnanti e i bibliotecari, dopo il bacio del principe che li aveva svegliati. "Cosa c'è dentro questi libri che li rende irresistibili come Cracker Jack?"
La storia delle idee.
(R. Bradbury, Sulle spalle di giganti. Il crepuscolo nel museo dei robot: la rinascita dell'immaginazione)
Saggio pubblicato in: Lo zen nell'arte della scrittura : libera il genio creativo che è in te / Ray Bradbury ; introduzione di Marco Giovannini. - Roma : DeriveApprodi, c2000. - 136 p. - (Vita activa ; 4). - ISBN: 8887423342
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