lunedì 15 giugno 2015

Le ore, di M. Cunningham

"Laura guarda il suo bambino, che la fissa con nervosismo, con sospetto, con adorazione. È soprattutto stanca: più di ogni altra cosa, vuole ritornare a letto e al suo libro. Il mondo, questo mondo, sembra improvvisamente stordito e striminzito, lontano da tutto. C'è il calore che cade pesante su strade e case; c'è la singola fila di negozi a cui ci si riferisce qui come al "centro". Ci sono il supermarket e l'emporio e la lavanderia a secco; ci sono il salone di bellezza e la cartoleria e il negozio supereconomico; c'è la biblioteca a un piano con gli stucchi, i giornali con le stecche di legno e gli scaffali di libri addormentati" (pp. 85-86)



Le ore / Michael Cunningham ; traduzione di Ivan Cotroneo. - Milano : Bompiani, 1999. - 169 p. - (Narratori stranieri Bompiani). - ISBN: 8845240975

mercoledì 3 giugno 2015

Danny l'eletto, di C. Potok

Mi parve che si trovasse in uno stato d'animo strano, meditabondo. Cominciavo a sentirmi a disagio. «Leggo parecchio,» proseguì. «Circa sette o otto libri alla settimana oltre a quelli per la scuola. Hai mai letto Darwin o Huxley?»
«Ho letto qualcosa di Darwin,» risposi.
«Io vado a leggere in biblioteca, così mio padre non lo sa. È molto rigido per quanto riguarda le mie letture.»
«Leggi dei libri sull'evoluzione e su argomenti del genere?»
«Leggo tutti quelli su cui riesco a mettere le mani, purché siano buoni. Adesso sto leggendo Hemingway. Ne avrai sentito parlare, di Hemingway, eh?»
«Si capisce.»
«Hai letto nulla di suo?»
«Qualche racconto.»
«Io ho finito Addio alle armi la settimana scorsa. È un grande scrittore. Il romanzo tratta della prima guerra mondiale. C'è un americano che combatte nell'esercito italiano. Sposa un'infermiera inglese. Solo che non la sposa davvero: vivono insieme, e lei rimane incinta e lui diserta. Scappano in Svizzera, e lei muore di parto.»
«Non l'ho letto.»
«Hemingway è un grande scrittore. Ma quando lo leggi ti si presentano una quantità di domande. In un brano del libro ci sono delle formiche che rischiano di bruciare su un pezzo di legno. Il protagonista, questo americano, sta a guardarle, e invece di togliere il pezzo di legno dal fuoco e di metterle in salvo, butta dell'acqua sul fuoco. L'acqua diventa vapore che uccide alcune formiche, e le altre muoiono bruciate sul pezzo di legno oppure cadono nelle fiamme. È un brano magnifico. Dimostra quanto si possa esser crudeli.»
Mentre parlava, Danny non distoglieva lo sguardo dalla finestra. Ebbi una mezza idea che parlasse più a se stesso che a me.
«Sono talmente stufo di studiare il Talmud e sempre il Talmud. È roba fritta e rifritta, e alla lunga finisce col diventare abbastanza noioso. Ecco perché leggo qualsiasi cosa mi riesca di arraffare. Ma leggo unicamente quello che val la pena di leggere, stando al giudizio della bibliotecaria. In biblioteca ho incontrato un tale che si è messo a suggerirmi le letture indicate. Buffa, quella bibliotecaria: è un'ottima donna, ma non mi toglie un momento gli occhi di dosso. Probabilmente si domanda a che scopo un ragazzo come me legga tutti quei libri.»
«Quasi quasi me lo domando anch'io.»
«Il perché te l'ho detto. Mi annoia studiare soltanto il Talmud. E in fondo l'inglese che facciamo in classe non mi appassiona gran che. Credo che gli insegnanti d'inglese abbiano paura di mio padre. Hanno paura di perdere il posto se dicono qualcosa che stimoli troppo la mente o la fantasia o l'entusiasmo. Chissà. Ma è eccitante, poter leggere tutti quei libri.» (pp. 105-107)

[...] «Ecco mio padre,» dissi alzandomi in fretta.
Mio padre era uscito dall'ascensore in fondo al corridoio e stava dirigendosi verso la corsia oculistica. Mi preparavo a chiamarlo presso di noi, ma quando fu arrivato a pochi passi dall'ingresso della corsia ci vide. Se provò meraviglia nel vedermi insieme a Danny, non la lasciò trasparire. Il suo viso non cambiò espressione. Invece, man mano che lui si avvicinava a noi, notai che la fisionomia di Danny si alterava radicalmente, passando dalla curiosità allo sbigottimento e alla confusione. Compresi ch'era nervoso e agitato, ma non ebbi il tempo di riflettere sul motivo di quel cambiamento, perché mio padre era già davanti a noi e ci stava osservando. Portava il vestito grigio scuro con la giacca a doppio petto e il cappello grigio. Era parecchio più basso di Danny e poco più basso di me, e aveva la faccia ancora pallida e stanca. Appariva trafelato, e teneva il fazzoletto nella destra.
«Ho fatto tardi,» disse. «Temevo che non mi lasciassero passare.» Aveva la voce fievole e rauca. «Abbiamo avuto una riunione di facoltà. Come stai, Reuven?»
«Benissimo, abba.»
«Ti è permesso di trattenerti nel corridoio a quest'ora?»
«Ma sì, abba. Quell'uomo che ha il letto accanto al mio si è sentito male all'improvviso e non volevamo disturbarlo. Abba, ti presento Danny Saunders.»
Vidi un tenue sorriso spuntargli agli angoli delle labbra. Salutò Danny con un cenno del capo.
«Danny, questo è mio padre.»
Danny tacque. Rimase immobile, senza distogliere lo sguardo da mio padre, e vidi che questi lo scrutava attraverso le lenti cerchiate di metallo, sempre con quel mezzo sorriso fluttuante sulle labbra.
«Non sapevo...» cominciò Danny, e s'interruppe.
Durante un lungo minuto di silenzio Danny e mio padre continuarono a guardarsi, mentre io li fissavo tutti e due, e nessuno di noi disse nulla.
Fu mio padre a rompere finalmente il silenzio. Lo fece con delicatezza, con un pacato calore nella voce. Disse: «Dunque, Danny, ho sentito che giochi a baseball oltre a leggere un libro dopo l'altro. Spero che tu non tratti i libri con la stessa violenza con cui ti butti sulle palle da baseball.»
Ora fui io a restare sbalordito. «Conoscevi già Danny?»
«In un certo senso,» rispose mio padre, sorridendo apertamente.
«Non... non avevo idea...» balbettò Danny.
«Come potevi averla?» chiese mio padre. «Non ti ho mai detto il mio nome.»
«E lei ha sempre saputo chi ero?»
«L'ho saputo soltanto dopo la seconda settimana, chiedendo informazioni alla bibliotecaria. Una volta facesti la domanda di abbonamento, ma non hai mai ritirato la tessera.»
«Avevo paura.»
«Me n'ero accorto,» disse mio padre.
Compresi a un tratto ch'era sempre stato lui a consigliare a Danny i libri da leggere. Era mio padre, quel tale che Danny trovava in biblioteca.
«Ma non me l'avevi mai detto!» esclamai.
Mio padre mi guardò. «Cos'è che non ti avevo mai detto?»
«Non mi avevi mai detto che vedevi Danny in biblioteca. Non mi avevi mai detto che gli davi dei libri da leggere.»
Lui portò lo sguardo su Danny, poi lo riportò su di me. «Ah,» disse, «capisco che sai già la storia di Danny e della biblioteca.»
«Gliel'ho raccontata io,» interloquì Danny. La sua tensione nervosa cominciava a allentarsi un tantino, e l'aria di stupore gli era scomparsa dal viso.
«E per quale motivo avrei dovuto dirtelo?» riprese mio padre. «Un ragazzo mi si rivolge perché lo consigli sulle sue letture. Cos'altro resta da aggiungere?»
«Ma in tutta la settimana, anche dopo l'incidente, non hai mai detto una parola.»
«Non giudicavo spettasse a me informartene,» rispose tranquillamente mio padre. «Un ragazzo arriva in biblioteca, sale al secondo piano, entra nel reparto dei periodici, si guarda cautamente intorno, trova un tavolo dietro uno scaffale dov'è difficile che qualcuno lo noti e si mette a sedere per leggere. Certi giorni ci sono anch'io, lui mi avvicina, si scusa d'interrompere il mio lavoro e mi domanda se posso consigliargli un libro. Lui non conosce me, io non conosco lui. Gli chiedo se gli interessa la letteratura o la scienza, e mi risponde che gli interessa tutto quanto vale la pena di esser letto. Gli suggerisco un libro, e due ore dopo me lo vedo tornare davanti, mi ringrazia e mi annuncia che ha finito di leggerlo: c'è qualcos'altro che potrei raccomandargli? Rimango leggermente meravigliato, discutiamo il libro per un po' di tempo, e constato che non solo lo ha letto e capito, ma addirittura imparato a memoria. Quindi gliene do da leggere un altro, un libro un tantino più difficile, e si verifica lo stesso fenomeno. Il ragazzo legge il libro fino in fondo, torna da me, e discutiamo anche questo. Una volta gli chiedo come si chiama, ma mi accorgo che s'innervosisce e mi affretto a cambiar discorso. Poi interrogo la bibliotecaria sul conto suo, e allora mi spiego ogni cosa, perché ho già sentito parlare del figlio del rabbino Saunders. Gli interessa molto la psicologia, lui mi dice. E perciò gli consiglio altri libri. Sono ormai quasi due mesi che gli segnalo letture adatte, non è vero, Danny? Credi proprio che avrei dovuto informartene, Reuven? Toccava a Danny informarti, se voleva, non a me.»
Mio padre ebbe un breve accesso di tosse e si asciugò le labbra col fazzoletto. Tacemmo tutti e tre per alcuni momenti. Danny teneva le mani in tasca e guardava il pavimento. Io stavo ancora cercando di riavermi dalla sorpresa.
«Le sono riconoscentissimo, professor Malter,» disse Danny. «Di tutto quanto.»
«Non hai motivo di essermi riconoscente, Danny. Mi chiedevi dei libri, e io te li segnalavo. Presto sarai in grado di scegliere da solo le tue letture e non avrai bisogno dei consigli di nessuno. Se continuerai a venire in biblioteca, t'insegnerò a consultare le bibliografie.»
«Ci tornerò,» disse Danny. «Si capisce che ci tornerò.»

In verità sono moltissime le pagine dedicate alla biblioteca, luogo davvero centrale di questo romanzo. Mi sono limitata a citare le prime pagine in cui Potok ne parla.

* Danny l'eletto / Chaim Potok. - Milano : Garzanti, 1998. - 357 p. - (Gli elefanti ; 600). - ISBN: 881166831x

mercoledì 27 maggio 2015

Sopravvivere e vivere, di D. Epstein

E' stato allora che lei ha cominciato a cercare negli archivi i testi di sua madre?
Dovevamo ritrovare assolutamente ogni scritto di nostra madre, così ho cominciato a passare al setaccio gli archivi della Bibliothèque nationale. Era insieme doloroso e stupendo. Doloroso quand'ero costretta a sfogliare una rivista antisemita chiedendomi come mia madre avesse potuto scrivere per un giornale qual era «Gringoire», per esempio, anche se vi comparivano tutti i grandi nomi dell'epoca... Stupendo quando scoprivo testi che ignoravo. È stato così che ho ritrovato Le Maître des âmes, pubblicato a puntate col titolo Les Échelles du Levant. Ogni sera riferivo trionfalmente le mie scoperte a Élisabeth, e forte era l'emozione quando ritrovavo delle interviste. In quei casi avevamo direttamente le parole di nostra madre! Poi veniva il lavoro di trascrizione delle fotocopie, e Le Mirador prendeva forma!

* Sopravvivere e vivere : conversazioni con Clémence Boulouque / Denise Epstein ; traduzione di Francesco Bergamasco. - Milano : Adelphi, 2010. - 181 p. - (Piccola biblioteca Adelphi ; 600). - ISBN: 9788845924927

lunedì 18 maggio 2015

Villa Triste, di P. Modiano

"Sul pavimento dell'ufficio c'era un tappeto di lana molto spesso sul quale ci siamo distesi. Un raggio di luna vicino a noi tracciava una lama grigio-azzurra che andava da un capo all'altro della stanza. Una finestra era semiaperta e sentivo fremere un albero le cui foglie accarezzavano i vetri. L'ombra del fogliame ricopriva la biblioteca con un reticolo di notte e di luna. Negli scaffali c'erano tutti i libri della "Collection du Masque".
Il cane si è addormentato davanti alla porta. Nessun rumore, nessuna voce giungeva dal salone. Erano partiti tutti lasciando soltanto noi due? Nell'ufficio aleggiava un profumo di vecchio cuoio, e io mi sono domandato chi avesse disposto i libri negli scaffali. Di chi erano? Chi veniva di sera a fumare la pipa, a lavorare oppure a leggere un romanzo o ad ascoltare il fruscio delle foglie?"

* Villa Triste / Patrick Modiano ; traduzione di Anna e Alfredo Cattabiani. - Milano : Bompiani, 2014. - 170 p. - (Narratori stranieri). - ISBN: 9788845278921

lunedì 11 maggio 2015

Il posto, di A. Ernaux

"Una domenica, dopo la messa, avevo dodici anni, sono salita con mio padre lungo la grande scalinata del municipio. Abbiamo cercato l'ingresso della biblioteca comunale. Non ci eravamo mai andati. Per me era una festa. Da dietro la porta non proveniva alcun rumore. Tuttavia mio padre l'ha spinta. Dentro c'era un gran silenzio, ancor più che in chiesa, il parquet scricchiolava e soprattutto c'era quell'odore strano, antico. Due uomini ci osservavano da dietro il bancone molto alto che sbarrava l'accesso agli scaffali. Ci siamo avvicinati, mio padre mi ha lasciato dire: «Vorremmo prendere in prestito dei libri». Uno dei due uomini, subito: «Che libri cercate?». A casa non avevamo pensato che ci sarebbe stato bisogno di sapere in anticipo cosa si voleva, essere capaci di citare agevolmente titoli come marche di biscotti. Hanno scelto loro al posto nostro, Colomba per me e un romanzo leggero di Maupassant per mio padre. Alla biblioteca non siamo più ritornati. È stata mia madre a restituire i libri, forse, in ritardo." (pp. 104-105)

* Il posto / Annie Ernaux ; traduzione di Lorenzo Flabbi. - Roma : L'orma, 2014. - 114 p. - (Kreuzville Aleph). - ISBN: 9788898038152

venerdì 8 maggio 2015

Ritratti di senzatetto con libro, di F. Hoffmann

Un quinto degli homeless americani vive in California. Molte biblioteche pubbliche hanno aperto loro le porte: perché questi luoghi, come dice l'assistente sociale della San Francisco Public Library, “sono gli ultimi bastioni della democrazia"

Di recente, sono andato alla biblioteca di Sacramento, e sono rimasto sorpreso dal numero elevato di senzatetto che la frequentano. Vederli in quello spazio pervaso dalla quiete, presi da media tradizionali, mi ha fatto riflettere sulla differenza fra loro e la gran parte della società, che resta connessa ai mezzi di comunicazioni digitali 24 ore su 24. Ho deciso di intraprendere questo progetto per provare a cambiare le mie abitudini, la mia prospettiva, e imparare a osservare, ad ascoltare e a comprendere quest'oasi di tranquillità. Vivere senza fissa dimora il più delle volte significa essere tagliati fuori dalla rete di informazioni e connessioni che offre internet. Le biblioteche pubbliche offrono ai senzatetto il modo di connettersi. Molti di loro affermano che leggere un libro o consultare i giornali permette loro di alleggerire le difficoltà di vivere in strada. Nel 2010, il governo degli Stati Uniti si è fissato l'obiettivo di mettere fine al problema dei senzatetto entro il 2015. Il loro numero è diminuito, ma in America esistono ancora circa 570.000 persone che vivono in strada, e un quinto di loro vive in California. Le biblioteche cittadine offrono loro rifugio durante il giorno. La San Francisco Public Library ha affrontato il problema in maniera diretta: è la prima biblioteca del paese ad aver assunto nello staff un'assistente sociale a pieno servizio, Leah Esguerra. “Le biblioteche sono gli ultimi bastioni della democrazia", dice Leah. Questi ritratti di senzatetto sono stati scattati alle biblioteche pubbliche di Sacramento, San Jose e San Francisco, in California. Voglio ringraziare i frequentatori di queste biblioteche per aver condiviso con me le loro storie, e i bibliotecari per tener aperte loro le porte di queste istituzioni.

Per vedere le foto, che sono straordinarie: http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2015/05/06/foto/la_biblioteca_dei_senzatetto-2581402/1/#media

venerdì 17 aprile 2015

Il tesoro della scogliera, di Laura E. Williams

"Trovarono zia Bea(1) che dipingeva su una grande tela nella sua stanza. Fino a quel momento il quadro sembrava solo pieno di cerchi rossi, arancione e viola. Ma Jen sapeva che sua zia li avrebbe trasformati in un tramonto luminoso o in uno splendido fiore appena sbocciato.
- Certo - disse zia Bea non appena Luke le ebbe spiegato che cosa volevano sapere. - Ci sono leggende su un tesoro nascosto in molte piccole città. Ma qui a Mystic non ho mai sentito niente del genere...
- Non c'è qualche libro che potremmo leggere sull'argomento? - insistette Jen.
Zia Bea riflettè per un attimo poi disse: - C'è un vecchio volume chiamato Storie e leggende di Mystic. Quello è l'unico testo dove ho trovato scritto qualcosa riguardo a un tesoro... Ma non credo che sia molto attendibile -. Poi abbassò di nuovo lo sguardo e mentre i ragazzi si allontanavano aggiunse: - Buona caccia!
- Dobbiamo andare in biblioteca a cercare quel libro. Magari ci darà qualche indizio per risolvere l'indovinello di Natale - osservò Jen, pensierosa mentre uscivano dalla stanza.
[...]
Nessuno dei tre ragazzi era ansioso di uscire sotto la pioggia battente, ma una volta fuori si accorsero che, se camminavano alla svelta, non faceva poi così freddo.
Presero delle scorciatoie e nel giro di venti minuti erano quasi arrivati alla biblioteca del paese.
Kate fece un cenno con la testa a Jen. - Non voltarti - disse sottovoce. - Ma qualcuno ci sta seguendo.
Jen si fermò a guardare con indifferenza la vetrina di un negozio e lanciò un'occhiata furtiva dietro di sé. C'era davvero qualcuno! Sembrava un uomo, ma non poteva esserne sicura senza guardarlo più attentamente e non voleva certo farsi scoprire. Mentre continuavano per la loro strada, Jen si voltò ancora due volte e la persona con l'impermeabile grigio era sempre là, dietro di loro, che li seguiva.
Si affrettarono verso la biblioteca, e quando Jen guardò per l'ultima volta prima di entrare, la figura grigia era ferma in mezzo alla strada, che fingeva di allacciarsi le scarpe. Sentendo un brivido salirle per la schiena, Jen raggiunse Luke e Karen all'interno della biblioteca.
Cercarono per un po' fra i libri della sezione dedicata a Mystic e alla fine trovarono il volume nell'angolo impolverato di uno scaffale.
- Non credo che nessuno abbia mai tirato fuori questo libro - osservò Karen, starnutendo per la polvere.
Reggendo il vecchio libro con la punta delle dita, Luke lo sfogliò rapidamente e in poco tempo trovò il passo che riguardava il tesoro.
- Sentite qui - lesse ad alta voce . - Ancora oggi circola la leggenda di un fantasma che spegneva le lanterne della torre del faro. Nelle notti buie, senza la luce del faro a far loro da guida, le navi si schiantavano contro le rocce, abbandonando i loro tesori nelle fauci affamate del mare. La leggenda vuole che il Fantasma del Faro Spento recuperasse i tesori dal mare e li nascondesse da qualche parte nel faro.
- Così esiste davvero il Fantasma del Faro! - esclamò Jen.
- E forse anche il tesoro! - aggiunse Luke, richiudendo il libro e riponendolo sullo scaffale." (pp. 65-69)

(1)"La zia era una vera esperta in tutte le leggende e le tradizioni che riguardavano la cittadina e i suoi dintorni. Era stata per molti anni la bibliotecaria della città e, anche se diceva di aver dimenticato la maggior parte delle cose, Luke era convinto che fosse una specie di enciclopedia vivente" (p. 14)

* Il tesoro della scogliera / Laura E. Williams ; illustrazioni di Federico Bertolucci ; traduzione di Eugenia Dami. - Casale Monferrato : Piemme, 2005. - 134 p. - (I misteri del faro ; 1). - ISBN: 8838432457

venerdì 10 aprile 2015

Mirador. Irène Némirovsky, mia madre, di E. Gille

"Mio padre si sottraeva alle libagioni del suo ospite, il cui occhio iniziava ad annebbiarsi e che, con voce impastata, attaccava con il racconto delle sue disgrazie per trascinarlo fuori casa e parlare di affari. Mi proponevano un passatempo. In mancanza di bambini che potessero tenermi compagnia - i ragazzi erano al liceo, le ragazze in collegio - chiedevo un libro, il che faceva molta impressione. Allora mi mostravano una triste biblioteca nella quale si ammucchiavano volumi ingialliti e macchiati di cacature di mosca, con le illustrazioni strappate, che visibilmente nessuno apriva mai. A volte accadeva addirittura che, se non c'erano libri in casa, su mia insistenza mi conducessero nel granaio dove scoprivo pile di vecchie riviste e edizioni rare che marcivano in un angolo, avendo come unica visita quella delle capre e delle galline. Mademoiselle Rose doveva allora rimproverarmi affinché non strigessi al petto quei tesori e occorreva tutta la mia compitezza di bambina beneducata per trattenermi dall'esigere che mio padre li facesse trasportare nella nostra vettura". (p. 49)

* Mirador : Irène Némirovsky, mia madre / Élisabeth Gille ; a cura di Cinzia Bigliosi ; prefazione e intervista di René de Ceccatty ; traduzione di Maurizio Ferrara e Gennaro Lauro. - Roma : Fazi, 2011. - 359 p. - (Le strade ; 194). - ISBN: 9788864112015

martedì 31 marzo 2015

Istante propizio, 1855, di P. Ourednik

"Nella Casa comune c'è anche uno scaffale sul quale con il gesso è scritto Biblioteca. Ci sono vari libri, soprattutto francesi, La nuova Eloisa di Jean-Jacques Rousseau, la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, il Viaggio di Icaria di Eugène Cabet in due tomi, L'anno 2440 di Sèbastien Mercier, l'edizione rilegata del settimanale Al riparo, un romanzo privo d'autore intitolato Amo e sono stato amato, manuali di agricoltura e altri libri. Ci sono tre o quattro libri in tedesco e uno in italiano, Anarchici: il punto di vista di un medico psichiatra del Dott. Cesaro Lombardio. All'inizio Giacomo aveva aggiunto anche il suo dizionario enciclopedico in tre volumi, ma quando se n'è perso uno si è ripreso gli altri due."

* Istante propizio, 1855 / Patrik Ourednik. - Palermo : duepunti, 2007. - 134 p. - (Terrain vague ; 11). - ISBN: 9788889987049

martedì 24 marzo 2015

Suite francese, di I. Némirovsky

"Il tenente lanciò un ordine. Gli uomini sembravano tutti molto giovani, avevano la carnagione rosea e i capelli d'oro, montavano splendidi cavalli, grassi, ben nutriti, dalle larghe groppe lucenti. Li legarono sulla piazza, intorno al monumento di Caduti. Al «Rompete le righe!» i soldati si sparsero per il paese con un gran fragore di stivali, di voci straniere, di speroni tintinnanti e di armi. Nelle case borghesi le donne nascondevano la biancheria più fine.
Le signore Angellier - la madre e la moglie di Gaston Angellier, prigioniero in Germania - stavano finendo di mettere al riparo i loro beni. La vecchia signora Angellier, una donna magra, pallida, fragile e severa, chiudeva personalmente nella biblioteca ogni volume, dopo averne letto a mezza voce il titolo e accarezzata devotamente la rilegatura con il palmo della mano.
«I libri di mio figlio» mormorava «tra le grinfie di un tedesco!... Mai! Preferirei bruciarli».
«E se vogliono la chiave della biblioteca?» domandò con voce lamentosa la grassa cuoca.
«La dovranno chiedere a me!» rispose la signora Angellier e, raddrizzandosi, battè leggermente la mano sulla tasca cucita all'interno della gonna di lana nera facendo tintinnare il mazzo di chiavi che portava sempre con sé. «E non me la chiederanno una seconda volta» concluse con aria cupa." (pp. 202-203)

* Suite francese / Irène Némirovsky ; a cura di Denise Epstein e Olivier Rubinstein ; postfazione di Myriam Anissimov ; traduzione di Laura Frusin Guarino. - Milano : Adelphi, 2005. - 415 p. - (Biblioteca Adelphi ; 482). - ISBN: 9788845920165