sabato 17 luglio 2010

commemorazione

[...]Della serie elogi funebri sciagurati. Il capolavoro di Langlois, scrive il conte François Delaborde, è l'edizione di 'una delle opere meno seducenti di tutto il medioevo'. Noblesse oblige.

Povero bibliotecario di turno. Un giorno imprecisato del millenovecentodieci il professor Langlois ottiene in prestito dalla Koninklijke Bibliotheek dell'Aja un prezioso manoscritto miniato del Roman de la Rose. L'Università di Lille lo restituirà solo nel millenovecentotrentadue. [...]

Leggi tutto il post su Barabba

martedì 13 luglio 2010

Un lavoro sporco, di Christopher Moore

«Mi dispiace, Charlie, non so cosa dirti. Controllerò sui miei libri, a casa. Ma ho l'impressione che la bambina sia molto più vicina di noi alle raffigurazioni leggendarie della Morte. [...] Nel frattempo, forse dovresti andare a Berkeley e vedere se trovi qualcosa nella biblioteca che c'è lì. È una di quelle biblioteche dove si trovano tutti i libri che vengono pubblicati». (p. 169)

Le ricerche di Lily aggiunsero poco a ciò che già sapeva.
«Vengono citati di continuo» gli disse, chiamandolo con il cellulare dalla biblioteca di Berkeley. «Ma credo che il particolare più rilevante, che ricorre in una decina di culture differenti, sia questo: stanno di guardia al passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti». [...]
«Beh, direi che è sensato. Suppongo. E non dicono dove si trova questo passaggio? In quale stazione della metro?»
«No, Asher, non ne parlano. Però ho trovato un libro scritto da una monaca scomunicata intorno al 1890, non è fico? Questa biblioteca è straordinaria. Ci sono nove milioni di libri, o giù di lì». (p. 186)

* Un lavoro sporco / Christopher Moore ; traduzione di Chiara Brovelli. - 1. ed. - Elliot, 2007. - 443 p. - (Scatti). - ISBN: 978-88-6192-006-4

venerdì 9 luglio 2010

Le stanze degli scrittori: Jonathan Safran Foer

Avevo l’abitudine di lavorare nella Rose Reading Room della sezione della New York Public Library sulla quarantaduesima strada, qui raffigurata. La biblioteca era stata costruita su quella che era stata la principale fonte d’acqua potabile della città, una grande cisterna che si estendeva dalla Quarantesima alla Quarantaduesima strada e dalla Quinta alla Sesta Avenue. (I due leoni di pietra, che ora si trovano sull’altro lato della scalinata della biblioteca, facevano in origine la guardia al bacino). Una volta venuti a conoscenza di questo fatto è difficile non immaginarsi i libri sott’acqua o le persone che se li bevono, i libri. [...]

Continua QUI

Fonte Archivio Caltari